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CUCINA
  - NELLA CUCINA DI "UN, DUE, TRE"
 
     
 
     
 
NELLA CUCINA DI "UN, DUE, TRE"
 
 
 
 
 
Tutti alla stessa tavola
 
     
  Raimondo Vianello: Diventammo molto amici, noi quattro (Ugo, Scarnicci, Tarabusi e io), ma nei primi tempi di Milano non eravamo ancora un quartetto, perché Scarnicci e Tarabusi si trasferirono un po' dopo. Stavamo molto insieme, Ugo e io, nel famoso appartamento di Lambrate di cui ho già parlato e dove addirittura gli insegnai a cucinare: si, proprio a Ugo, che poi è diventato il cuoco che tutti sanno; ma che allora non sapeva fare neanche il sugo, era proprio a zero, mentre a me piaceva parecchio... facevo anche i dolci... mi aveva insegnato mia madre, che era bravissima; una passione che aveva anche un mio fratello, il generale dell'aeronautica in pensione che ora vive qui con me... era pilota acrobatico, cacciatore... ha ottantadue anni, e il sabato viene a giocare a calcio, cioè si mette lì al sole: se regge il sole bene, se viene l'ombra cambia squadra. Che dicevo? Ah, ecco: anche questo mio fratello era molto pignolo in cucina e, quando mia madre invitava, noi facevamo i panini, aiutavamo le cameriere... insomma, grazie a questa esperienza fatta in famiglia insegnai a Ugo a cucinare.  
     
     
 
Come ti cucino lo show
 
     
  Raimondo Vianello: Facevamo così: io prendevo il vagone letto, arrivavo a Milano la mattina del sabato, e con gli autori provavamo a tavolino, improvvisando qualche variante e qualche trovata là per là, i copioni scritti in settimana. Queste sedute di lavoro comune erano un divertimento unico: ridevamo come pazzi dal principio alla fine. Poi la mattina dopo (cioè la mattina di domenica: e la trasmissione andava in diretta la domenica pomeriggio) il padre di Tognazzi, Ermenegildo, che abitava con lui e gli faceva un po' da amministratore, batteva a macchina le modifiche; e dunque si viveva con cose di magazzino, perché naturalmente non si poteva pretendere di avere pronte attrezzeria e scena ad hoc se davi il copione finito la mattina e facevi la trasmissione al pomeriggio; e allora le parrucche, ad esempio, erano sempre quelle.  
     
     
 
L'assaggiatore
 
     
  Raimondo Vianello: Ho già raccontato delle scenette provate in vagone letto per i primi numeri di "Un, due, tre". Bene, la mattina veniva Ermenegildo Tognazzi e le batteva a macchina. Ugo gli chiedeva: «Be', papà, che te ne sembra? Ti sono piaciute?». E lui scrollando il capo sconsolato rispondeva: «Non fanno ridere». E le scenette andavano benissimo, un successo enorme. Così ogni volta che gliele facevamo leggere dicevamo: «Speriamo che a papà non piacciano... se gli piacciono son dolori». Era diventato la nostra cartina di tornasole: se una scenetta non piaceva a lui, si poteva star certi di un successo immancabile.  
     
     
 
Appena sfornato
 
     
  Raimondo Vianello: Una volta, in una scenetta in cui Ugo interpretava la sua solita parte del villico cremonese, bergamasco, valdostano, e piallava un pezzo di legno mentre io nelle vesti del giornalista lo intervistavo, a forza di piallare copri di trucioli il copione, che, sfornato pochi minuti prima dagli autori, era stato incollato al tavolino a mo' di gobbo. Lui si rendeva conto di quando faceva delle cose che provocavano delle difficoltà, e mi guardava sempre con uno sguardo un po' malinconico, avvilito, con dei lampi di pietà e di comprensione. Allora io cominciai: «Dunque, senta un po'...» e intanto spolveravo la pagina in alto a sinistra, mentre lui replicava con la voce gutturale riservata a questi suoi personaggi... insomma, arrivammo alla fine spolverando tutt'e due trucioli come matti.  
     
     
 
Due cuochi in cucina
 
     
  Raimondo Vianello: Fu un rapporto raro, il nostro; la rivalità è inevitabile, nel rapporto fra due attori che lavorano in coppia per tanti anni, ma fra noi c'era tanta amicizia e tanta complicità che potevamo scherzarci e giocarci sulla scena. Ad esempio, in "Un, due, tre" c'era il tormentone delle prese in giro reciproche; io gli dicevo: «Vedi, guardami come sono alto, elegante, magro... io sono un signore, e invece tu, così tarchiato, terragno, che vuoi essere? Un villico...» e in quell'occasione mi pare d'aver inventato, o d'avergli suggerito dopo averla letta altrove, una bella battuta. Ugo mi diceva: «Si, è vero, tu sei etereo, elegante, d'altri tempi, in questo volgare mondo modemo sei sprecato, avresti dovuto nascere nell'Ottocento: così almeno saresti già morto».  
     
     
 
Consigli alle massaie
 
     
  Raimondo Vianello: C'era una netta divisione dei ruoli femminili; c'era sempre qualche donna da fare, nessuno di noi voleva farla ma ci toccava, e allora c'eravamo divisi i compiti: se erano longilinee e bionde le facevo io, se normolinee e brune, Ugo. C'erano anche le rubriche di consigli alle massaie: ad esempio una volta io preparavo una crema che pian piano montava, montava, montava e invadeva tutto lo studio, mentre io restavo impassibile, garrulo e sorridente...  
 
     
   
   
 
 
 
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