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| IL PADRE DELLA FIGLIA |
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Partiamo dal nome bellissimo che ti ritrovi: chi l'ha scelto? |
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Mia madre, credo. In famiglia raccontano che un giorno lei e mio padre erano in barca con amici e c'era la figlia del proprietario, una bambina che si chiamava Maria Sole. Mia madre sentì quel nome, le piacque e disse che se mai avesse avuto una figlia, l'avrebbe chiamata così. E infatti, quando sono arrivata io mi hanno chiamata Maria Sole... |
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Raccontaci di tuo padre: quali erano i tuoi rapporti con lui? |
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Essendo la più piccola, sono quella che ha avuto il rapporto più distante con nostro padre. Quando è morto io avevo diciotto anni, oggi ne ho ventotto e ormai mi posso definire quasi una donna, ma lui non mi ha conosciuto così, non mi ha mai visto in questo senso; l'immagine che ha avuto di me è solo una piccola parte di quello che sono oggi... In realtà tra me e lui non ci sono stati mai grossi dialoghi o scambi, c'era una stima reciproca, questa la sentivo, ma devo dire che mio padre non era proprio "un padre", era nato piuttosto per fare l'attore: era un uomo generosissimo, per carità, però proprio non era adatto a fare il padre. Io lo vedevo come una figura imponente, al di là della celebrità; ricordo che la sua presenza mi ha sempre intimorito, anche perché sapevo che da un certo punto di vista, nel mio piccolo, lo intimorivo anch'io. Forse perché io praticamente ho incominciato a parlare a diciotto anni, prima ero come muta: non parlavo, guardavo e basta... Per cui figuratevi che doveva significare per un padre come il mio, che parlava molto di più sullo schermo che a casa, avere una figlia che vedi una volta ogni tanto e non parla... È per questo che oggi mi manca ancora di più, adesso che potrei avere un rapporto più pieno con lui, da persona costruita. Non saprei, è strano per me parlarne: è un po' una persona che conosco e non conosco o che immagino di conoscere fino a un certo punto... |
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Vedevi i suoi film? Del suo cinema cosa ti è rimasto dentro? |
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Anche sotto l'aspetto artistico, mio padre l'ho conosciuto dopo la sua scomparsa: solo allora ho iniziato a vedere i suoi film, prima li vedevo pochissimo, o quasi per niente, non so, forse per reazione... Ricordo che una volta vidi "La donna scimmia" di Marco Ferreri, che fu uno dei primi film che mi sconvolse totalmente la vita. Me lo ricordo perché ero piccola. Ma poi ricordo anche dei film che amavo particolarmente, come "L'anatra all'arancia", che anche oggi mi diverte moltissimo. Invece, la parte più drammatica del cinema di mio padre l'ho apprezzata da grande e soprattutto dopo aver iniziato a lavorare nel cinema come assistente sui set. |
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Cosa hai conosciuto davvero bene di lui? |
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Mi fa tristezza, però devo dire che purtroppo ho vissuto più di tutti gli altri figli la parte finale della vita di Ugo, l'anno della depressione, perché loro erano grandi, erano tutti quanti già a Roma o comunque fuori per lavoro. Invece io stavo a casa a Velletri, per cui m'è toccata... Ho vissuto molto il dolore di mio padre, ho passato giornate intere con lui che era diventato esattamente l'opposto di quello che io conoscevo, uno che faceva battute e rideva sempre. Mi ricordo ancora di certi pranzi che facevamo durante i quali lui guardava il piatto, stava tutto il tempo senza parlare e piangeva. E per me è stata dura, perché ho conosciuto la parte peggiore di mio padre, ma anche la parte più umana, per cui mi sento anche più vicina dei miei fratelli a lui, sento di aver vissuto una parte molto intima della sua vita, anche senza averne mai parlato con lui. |
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Il fatto che tu fossi l'unica figlia femmina, secondo te ha avuto un significato particolare per lui? |
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Beh, credo che un po' all'inizio, essendo amante delle donne, fosse contento d'avere una figlia femmina. Ma voi riderete, io non mi sono mai piaciuta particolarmente e quando papà è morto io ero la tipica adolescente gonfia e piena di brufoli e credo che questo mi abbia creato un po' di complessi, perché sapevo che a papà piacevano le belle donne. Sicché mi piacerebbe che mi vedesse come sono adesso, più sciolta, magra, con una faccia normale: mi chiedo se gli sarei piaciuta... È vero comunque che ero una bambina molto particolare, per cui il rapporto tra di noi è stato difficile anche a causa mia, non solamente sua: non ero molto affettuosa, non facevo molte coccole. |
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Tuo padre era una persona che amava le effusioni affettive? |
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Secondo me no, ed è per questo che secondo me lui mi accettava anche con le mie riservatezze. Perché poi, fondamentalmente, credo che fosse un po' come me, in questo senso. |
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Parliamo della sua passione per la cucina. Ti ha mai insegnato niente? |
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Anche sulla cucina mi rode in un modo pazzesco... (ride) Io fino a vent'anni non mangiavo, o meglio mangiavo le cose che ti piacciono a quell'età. Invece mio padre cucinava cose molto complicate, per cui non ho apprezzato neanche questo lato di papà... Oggi invece sono un'amante della buona cucina: detesto andare in discoteca, ma potrei andare tutte le sere a cena fuori... Non mangio tantissimo, però sono una buongustaia. |
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Cucinare, non cucino un granché bene, ma, insomma, mi piace molto mangiare. Oggi adorerei stare a cena con mio padre, o farmi cucinare una cosa da lui. Io comunque gli facevo i gelati con una grande macchina quasi professionale: io li facevo al cioccolato e al miele, ma lui ogni tanto lo voleva alla frutta, fatto con la nostra frutta, quella di Velletri... |
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E delle cene che preparava cosa ricordi? |
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Faceva delle cene complicatissime e divertentissime, magari poterle rivivere adesso. Ricordo delle cene giapponesi, cinesi, vietnamite, messicane, ognuna con la sua tavola caratteristica. La sua era veramente una grande passione: studiava, si preparava, a casa abbiamo ancora una valanga di libri di cucina. Però, soprattutto, da buongustaio, andava nei ristoranti e imparava. |
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Come regista, oggi, come utilizzeresti tuo padre? |
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Sfrutterei ambedue le cose che mi piacevano di più di lui come attore: sia la parte drammatica che la parte comica. Mi piacerebbe tirargli fuori quella parte malinconica che io conosco, per cui gli farei interpretare un ruolo drammatico con delle punte di comicità e di malinconia. |
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La sua era una malinconia nera o rosa? |
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È stata una malinconia rosa fino alla fine, quando è diventata un po' nera, credo... |
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Come mai non hai mai pensato di fare l'attrice? |
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Per reazione assoluta. Intanto perché non mi piaccio e un attore si deve piacere; poi per una forma di timidezza che oggi ho imparato a superare, con un po' di cinismo da una parte e per sopravvivenza dall'altra. |
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Tuo padre si piaceva? |
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Sì, sicuramente. Un po' meno quando ingrassava. |
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Del giro artistico che ti è stato attorno grazie a tuo padre, cosa ricordi? |
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Mi ricordo il rapporto di lavoro e di amicizia molto forte con Ferreri; mi ricordo dei momenti in cui un attore come mio padre creava il film insieme agli sceneggiatori, oltre che al regista; per cui mi ricordo per esempio di Benvenuti e De Bernardi a casa nostre che discutevano un progetto con papà. |
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Qual era il suo rapporto con questo grande clan che era la famiglia? |
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Mio padre era un anticonformista, un trasgressivo in fondo, e non nascondeva il fatto di amare le donne, e di avere delle amanti, delle relazioni. Neanche a mia madre glielo nascondeva... |
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Tu hai mai sofferto per questo? |
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Sì, certo, ma non per gelosia di figlia: ne ho sofferto perché pensavo che mia madre ne soffrisse e facesse finta di niente. |
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Eppure, nonostante tutto questo, credo che in realtà fosse un tradizionalista: a Natale, a Pasqua, d'estate, sì insomma alla feste comandate voleva la famiglia riunita, il che non era una cosa facile, essendo la nostra una famiglia composta da quattro famiglie con vari fratelli sparsi, madri straniere, ecc. Eppure riuscivamo a stare tutti insieme e questo anche per merito di mia madre, che non ci ha mai fatto sentire "differenti" fra di noi fratelli. |
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Era un patriarca, però non era un totem da abbattere... |
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Beh, era egocentrico e accentratore sicuramente, però non è stato un modello da abbattere e da combattere... |
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Ti ha mai rimproverato per qualcosa? |
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Sì, in due occasioni. La prima volta è stata quando a quattordici anni ho avuto la mia prima depressione e ho deciso di smettere di andare a scuola per un anno. Lui non c'era, stava a Parigi ed era molto fiero di me, perché ero l'unica figlia che tornava a casa sempre con voti buoni: non me li chiedeva, però lo sapeva che andavo molto bene, per cui ne era fiero... Sicché, quando per questa depressione decisi improvvisamente di non andare più a scuola, lui si arrabbiò molto. Però anche lì non lo disse a me, lo disse a mia madre che era un errore, che era sbagliato concedermi l'opportunità di fermarmi. Comunque andò così e recuperai l'anno dopo. |
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Un'altra volta avevo dodici anni e volevo andare a un concerto e lui non mi ci voleva mandare perché pioveva... Era un concerto della Rettore, che era un'amica mia e di Gianmarco, anzi era la cantante preferita di Gianmarco e io, da sorella minore, seguivo tutte le cose che faceva lui... |
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Cos'era la Cultura, con la maiuscola, per tuo padre? |
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Era la curiosità, il riuscire ad approfondire qualunque cosa lo interessasse. Perché mio padre aveva il complesso di non aver potuto studiare e allora intendeva la cultura come esperienza di vita, il riuscire a fare e a conoscere il più possibile. |
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C'era qualche scrittore che amava in particolare? |
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Papà leggeva tantissimo, del resto gli mandavano anche un sacco di libri a casa. Mi ricordo il periodo che fece a teatro Molière e leggeva i suoi lavori. Però non mi ricordo se avesse uno scrittore preferito... Pirandello, quando ha fatto Pirandello. |
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