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Lanciato da Radio Fante, emittente della Rsi, Ugo Tognazzi gira una trentina di film prima che, in "Sua eccellenza si fermò a mangiare" di Mario Mattoli, sceneggiato da Vittorio Metz e Roberto Gianviti (1961), gli capiti di interpretare il primo personaggio d'epoca fascista, se non fascista. Ancora nel 1961, senza preoccuparsi del suo reale passato nella Brigata nera Cremona, Tognazzi gira "Il federale" di Luciano Salce, sceneggiato dal regista con Castellano e Pipolo: è il bonario brigatista nero Primo Arcovazzi del memorabile raid in motocarrozzetta, costellato da avvertimenti («Buca!», «Buca con acqua») al passeggero, il professore antifascista impersonato da Georges Wilson, e da squillanti poesie in rima baciata («Chi, sfidando la mitraglia / nell'ardor della battaglia / alla gloria ci conduce? Il Duce»). » il primo film ove Tognazzi, grazie al linciaggio nel finale, esca dalla dimensione quasi unicamente farsesca dei film precedenti. Non a caso, dopo il grande successo de "Il federale", gli si aprono le porte della commedia all'italiana proprio con "La marcia su Roma" (1962): camicia e nera e fez, vi partecipa con Vittorio Gassman. Li dirige Dino Risi nel quarantennale della rivoluzione fascista. Risi toglierà a Tognazzi la camicia nera in "Telefoni bianchi" (1976), sceneggiato dal regista con Ruggero Maccari e Bernardino Zapponi, ma gli metterà una gobba e gli farà consegnare ai tedeschi gli ebrei per riscuotere la taglia su di loro. Tognazzi sarà inoltre protagonista dei due film sul golpismo neofascista, "Il generale dorme in piedi" di Francesco Massaro (1972), sceneggiato dal regista con Ugo Pirro e Giuseppe D'Agata; e "Vogliamo i colonnelli" di Mario Monicelli (1973), sceneggiato da Age e Scarpelli: qui è il deputato missino Tritoni, che tenta un confuso colpo di Stato ricalcato su quello tentato nel 1970 da Junio Valerio Borghese. Non neofascista, ma portato a identificarsi fino in fondo col personaggio di Benito Mussolini che recita in teatro, sarà anche il guitto interpretato da Tognazzi in "Permettete, signora, che ami vostra figlia?" di Gian Luigi Polidoro (1974). Finirà messo al muro (per scherzo). Due anni dopo succederà anche al Gassman/Valenti di "Telefoni bianchi". Morendo di paura. |
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